el velo de los Tuareg il velo dei Tuareg

 
 
Entre los principales elemento de fascinación que los Tuareg ejercen sobre los occidentales, el característico turbante, el chèche, o velo masculino, es sin duda lo que más contribuye a exaltar la imagen del gran nómada del Sahara. Es en ocasión de las fiestas rituales cuando  los Tuareg se ponen los velos más bellos.  Son tiras de tela muy fina importada desde Nigeria, tela tintada con índigo, impregnada de un pigmento que produce  brillantez y deja en el rostro de quienes la llevan el característico color que ha dado a los Tuareg el apodo de hombres azules.

El velo
Para un targui, el velo es parte fundamental de la vestimenta y, además de resguardar del polvo y del sol, cubre la boca protegiéndola - según la creencias populares - de los espíritus portadores del mal de ojo. Por este motivo los Tuareg no se quitan nunca el velo y no descubren la boca delante de mujeres o extraños, ni siquiera cuando comen o beben. Indispensable elemento del traje tradicional, el velo es donado a los jóvenes para subrayar su ingreso en el mundo de los adultos.
Otras celebraciones han acompañado a los pequeño tuareg desde su nacimiento. El pequeño targui nace en una tienda especial, destinada a cobijar a la puérpera y al bebé en los sucesivos cuarenta días. Una anciana asiste a la mujer durante el parto. El séptimo día, el bebé recibe su nombre en una ceremonia durante la cual se le coloca en el cuello un pequeño amuleto que contiene versículos del Corán. En el cuarto año de vida, los varones son circuncisos. Sólo a partir de los seis años se les introduce a la doctrina islámica, a pesar que desde pequeños se les enseña el amor, el respeto al prójimo, y comienzan a aprender la primeras reglas del pastoreo. Más adelante, sólo los varones son introducidos a los secretos de la ganadería de dromedarios y al arte del comercio, mientras las hembras comienzan a dedicarse a las labores domésticas.
Desde la infancia a la adolescencia, será el peinado a identificar el status: los chicos tendrán el "flequillo de Allah" en la cabeza; las chicas serán peinadas con trenzas.
En la pubertad, los jóvenes recibirán el velo: el padre entregará al chico el litham; la madre dará a la chica el tikest
Los hombres tienen dos tipos de velo. El chèche es constituydo por una tira alta una veintena de centímetros y larga hasta tres metros (y a menudo mucho más) envuelta alrededor del rostro y de toda la cabeza, cubriendo la boca. Está hecha en tejido de algodón, preferiblemente blanco o tintado de azul o negro. El velo es envuelto de muchas maneras, nunca al azar, y cada una responde a precisas exigencias estéticas y de reconocimiento. 
El taguelmoust es el velo de las fiestas; es una tira que puede llegar a los siete metros, de algodón muy fino impregnado de índigo con un aspecto brillante y cambiante.
El velo femenino, afer, contrariamente al utilizado por las mujeres musulmanas casadas, tiene finalidades estéticas y de resguardo para la mujer y el niño. Es un rectángulo de tres metros por dos, formado por tres bandas de tejido negro, bordadas con motivos geométricos.
El velo de las fiestas es el alechou, en ligerísimo voile de algodon impregnado de índigo hasta brillar. Resfregándole en los labios, la targuia (mujer del pueblo tuareg) se maquilla. Los velos se conservan con mucho cuidado y se ponen sólo en contadas ocasiones, evitando frecuentes lavados que les harían perder color, brillantez y gran parte de su encanto.


Chèche de joven camellero
Chèche di giovane cammelliere
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Targuia con el afer
Targuia con l'afer
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Entre el Dakar y lo clásico, así llevamos
el chèche algunos aventureros
del 4x4 sahariano
Tra il Dakar ed il classico, così portiamo
lo chèche alcuni avventurieri
del 4x4 sahariano
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Más corto y no muy cuidado, chèche de diario
en el mercado de un oasis
Più corto, alquanto trasandato, chèche
di tutti i giorni nel mercato di un'oasi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Joven targuia con el afer
Giovane targuia con l'afer







 

Tra i principali elementi del fascino che i Tuareg esercitano sugli occidentali, il caratteristico turbante, lo chèche, o velo maschile, è indubbiamente quello che maggiormente contribuisce ad esaltare l'immagine del grande nomade del Sahara.
È nel periodo delle feste rituali che i Tuareg indossano i veli più belli. Sono strisce di stoffa finissima importata dalla Nigeria, lembi colorati con l'indico, impregnati da un pigmento che li rende lucidi e lascia sul volto di chi li indossa il caratteristico colore che è valso ai Tuareg il nomignolo di uomini blu.

Il velo
Per un targui, il velo è parte fondamentale dell'abbigliamento e, oltre a riparare dalla polvere e dal sole, copre la bocca proteggendola - secondo le credenze locali - dagli spiriti portatori del malocchio. Per quest'ultima ragione i Tuareg non tolgono mai il velo e non scoprono la bocca davanti alle donne o a stranieri, anche mentre bevono o mangiano. Indispensabile elemento del costume tradizionale, il velo è donato ai giovani per sancirne l'ingresso nel mondo degli adulti. 
Altre celebrazioni hanno già accompagnato i piccoli dalla nascita. Il piccolo targui nasce in una tenda apposita, destinata ad ospitare la puerpera e il neonato nei successivi quaranta giorni. La donna è assistita nel parto da un'anziana. Il settimo giorno, il neonato riceve il nome in una cerimonia in cui gli è messo al collo un piccolo amuleto contenente versetti del Corano. Al quarto anno di vita, i maschi sono circoncisi. Solo dai sei anni sono introdotti alla dottrina islamica, anche se fin da piccoli è insegnato loro l'amore, ed il rispetto verso il prossimo, e cominciano ad imparare le prime regole della pastorizia. Più avanti, solo i maschi saranno introdotti ai segreti dell'allevamento dei dromedari e all'arte del commercio, mentre le femmine cominceranno a dedicarsi ai lavori domestici. 
Dall'infanzia all'adolescenza, sarà sempre l'acconciatura a identificare lo status: i ragazzi conserveranno il "ciuffo di Allah" sulla sommità del capo; le ragazze saranno pettinate con treccine.
Alla pubertà, i giovani tuareg riceveranno il velo: il padre consegnerà al ragazzo il litham, la madre darà alla ragazza il tikest.
Gli uomini hanno due tipi di veli. Lo chèche è costituito da una fascia alta una ventina di centimetri e lunga fino a tre metri (e spesso molti di più) avvolta attorno al viso e al capo, nascondendo la bocca. È realizzato in tessuto di cotone, preferibilmente bianco o tinto di blu o nero. Il velo è avvolto in tanti modi, mai casuali, e ciascuno risponde a precise esigenze estetiche e di riconoscimento. 
Il taguelmoust è il velo delle feste; è costituito da una fascia che può arrivare fino a sette metri di lunghezza, di finissimo cotone impregnato d'indaco che li conferisce un aspetto lucido e cangiante.
Il velo della donna, afer, contrariamente a quello in uso presso le donne mussulmane sposate, ha precise finalità estetiche e di riparo per sé stessa e per il piccolo. È un rettangolo di tre metri per due, formato da tre bande di tessuto nero, ricamate con motivi geometrici. 
Il velo per le feste è l'alechou, in un leggerissimo voile di cotone, tanto impregnato d'indaco da apparire lucido.
Strofinandolo sulle labbra, la targuia (donna del popolo tuareg) si trucca. I veli sono conservati con molta cura e vengono indossati solo in rare occasioni, evitando frequenti lavaggi che li farebbero scolorire e perdere la brillantezza e gran parte del loro pregio.


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